Le maître de la mort

Le maître de la mort è un cortometraggio realizzato da un gruppo di appassionati francesi, The Pottershow. E’ ovviamente dedicato all’ambientazione creata da J.K, Rowling, e si focalizza sull’antagonista Tom Marvolo Riddle, meglio noto come Voldemort.

La vicenda mette a fuoco alcuni momenti della sua vita, da quando infante venne abbandonato in un orfanotrofio a quando venne distrutto dalla magia del piccolo Harry Potter. In mezzo c’è spazio per raccontare quanto, nei libri, viene accennato oppure rivelato attraverso dialoghi e situazioni. La narrazione avanza in ordine cronologico, sottolineato da sovraimpressioni che enunciano in quale luogo e in quale anno avvengono i fatti. Inizialmente Tom potrebbe sembrare un mago come se ne incontrano tanti altri nel mondo immaginario voluto dall’autrice. Nonostante sia cresciuto in un istituto per orfani, frequenta la prestigiosa accademia per stregoni di Hogwarts, ha legami con altri coetanei, si affaccia sul mondo degli adulti con curiosità. In Tom però si esasperano le qualità positive e negative della Casa a cui appartiene. La scuola di magia infetti seleziona gli studenti in base alle attitudini caratteriali: ci sono i coraggiosi e avventati Grifondoro, gli intelligenti e speculativi Corvonero, gli altruisti e candidi Tassorosso, e poi ci sono i Serpeverde: un gruppo di stregoni intelligenti, orgogliosi, ambiziosi e determinati a concretizzare le proprie aspirazioni, fin troppo schietti nel rapportarsi con gli altri. La brama di emergere li rende più inclini a subire le lusinghe del Male, tuttavia possono esserci Serpeverde onesti e corretti, e Tassorosso così ingenui da farsi plagiare da maghi più astuti. Nel mondo di Harry Potter l’appartenenza ad una Casa non è sinonimo di essere buoni o cattivi.

Nel caso di Tom, il giovane vuole essere destinato a grandi imprese e ben presto avvicina la magia nera, la via più immediata per raggiungere il potere. Scopre e perfeziona l’incantesimo dell’Horcrux: lo stregone divide la sua anima in alcune parti e la trasferisce dentro oggetti o esseri animati. Se il corpo del mago viene distrutto, lo spirito continua a permanere nell’oggetto e può prendere il possesso  di altre persone. Il rituale è orribile, e richiede oltre a un’innegabile abilità la morte violenta di un altro essere vivente. Tom divide la sua anima in sette parti; ad ogni separazione perde una parte della sua umanità, fino a divenire una sorta di spettro. Ciascuno dei sei oggetti creati ( le Horcrux sono sette ma una parte dell’anima deve restare nel corpo) comporta un omicidio. Tom usa il suo diario, si appropria della coppa appartenuta alla strega Tosca Tassorosso e del medaglione appartenuto al suo antenato Salazar Serpeverde, entrambi nelle mani di una collezionista. Nonostante il tradimento del più fidato compagno, Avery, e le indagini della polizia, Tom crea le altre Horcrux  e va avanti per la sua strada, radunando seguaci chiamati Mangiamorte. Tutto scorre secondo i suoi piani fino alla sera in cui, ormai trasformato anche fisicamente in un mostro, uccide i Potter…

Le maître de la mort è un film realizzato da Maxime Sanchez, Basile Bacon e Clément Ferrigno, con l’aiuto di numerosi fan. La coralità del progetto in questo caso permette di gestire al meglio tutti gli aspetti tecnici del cortometraggio, altrimenti destinati ad una realizzazione approssimativa. Le ambientazioni e gli accessori di scena sono curati fino al virtuosismo e niente hanno ad invidiare alla saga cinematografica. Compaiono molti oggetti d’uso quotidiano descritti nei romanzi, i costumi hanno il sapore degli anni in cui la vicenda è ambientata, rivisitati con le dovute stramberie in modo da suggerire un ‘altrove’ ben determinato.
I protagonisti recitano con passione e con abilità, e sono doppiati veramente bene: il video è in francese e permette di apprezzare le voci originali, oltre ad una colonna sonora adatta alle circostanze. Per favorire la diffusione del cortometraggio gli autori hanno provveduto a inserire i sottotitoli, in Inglese, Tedesco, Portoghese, Giapponese… ed anche in Italiano.
La fotografia riprende i toni cupi degli ultimi capitoli della saga, ammiccando ad un pubblico multi generazionale, fatto di giovani adulti cresciuti con la moda del giovane mago, e di adulti affascinati da un’ambientazione fantasy che pure ripropone loro gli anni della giovinezza. Di certo il cortometraggio non è rivolto ai bambini, perché ne è protagonista un eroe negativo affascinante e crudele, e la vittoria di Harry Potter neonato viene risolta mostrando una pagina della Gazzetta del Profeta, il giornale del mondo degli stregoni. I personaggi sono tutti giovani oppure adulti, e uno spettatore preadolescente mancherebbe di figure in cui potersi immedesimare. Quanti si oppongono all’ascesa di Voldemort fanno tutti una brutta fine; vittime designate, spettatori indesiderati, oppositori, gli Auror ovvero il dipartimento della polizia del mondo stregonesco…
Le nefandezze del mago vengono raccontate facendo ricorso a un montaggio abile, capace di far immaginare più di quanto venga effettivamente mostrato. I movimenti di macchina godono di una notevole originalità; i protagonisti vengono ripresi in primi piani capaci di valorizzare la loro espressività, i dettagli di ambiente hanno i dovuti dettagli e le locations sono tanto curate da consentire qualche panoramica. Se può esserci una pecca formale, va ricercata nelle riprese a mano libera, quelle delle battaglie costruite con le sequenze rapidissime tipiche del cinema d’azione attuale. Anche gli scorci dei tetti delle città che fanno da sfondo all’ascesa di Voldemort accusano una certa legnosità; sono ovviamente ricostruite con l’ausilio del computer, e possono ricordare i lineage di celebri videogiochi. Sono difetti perdonabili, anche perché gli effetti speciali vengono impiegati con maestria e misura. I trucchi entrano in scena quando effettivamente sono indispensabili al racconto, e quanto è di difficile realizzazione viene intelligentemente eluso da una sceneggiatura calibrata fino al minimo fotogramma. Ad esempio, l’interrogatorio da parte della polizia stregonesca di un elfo domestico presente sulla scena di un delitto viene annunciato dalle battute dei due Auror e poi viene lasciato fuori scena. La vicenda può permettersi rinunciare al tripudio di ritocchi grafici poiché sfrutta una trama nota e la concretizza sullo schermo in immagini raffinate. Gli incantesimi quindi sono sempre funzionali alla trama, e non è una scelta così scontata, dato che di cortometraggi indipendenti ( e purtroppo anche di film di grande distribuzione) con vicende sopraffatte dall’orgia tecnologica di lampi e saette colorate se ne vedono fin troppi.

Le maître de la mort è un esempio di fan film fatto bene; pur nelle limitazioni proprie di qualsiasi progetto no profit, mostra maturità e professionalità.

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